Pizzashoring

Ho riflettuto a lungo su come spiegare quello che sta avvenendo nelle catene di fornitura con parole semplici. A rischio di essere banale mi sono rifugiato nel mio cibo preferito: la pizza.


Supponiamo che abbia aperto un’attività di produzione e consegna delle pizze:
Il fornitore di materie prime è un contadino fuori città che ha prodotti specifici a prezzi vantaggiosi.
Il pizzaiolo vive in un paese lontano, se la cava discretamente a lavorare la pasta e la farcisce per pochi euro.
Le pizze vengono portate in un piccolo capanno con forno a legna vicino al bosco perché si paga poco il combustibile. Infine, un fattorino si occupa di consegnarle ai clienti.


Cosa sta succedendo:
Il contadino capisce di avere quasi il monopolio di alcune materie prime, quindi decide di alzare i prezzi e contingenta le consegne.
Il pizzaiolo ha molta domanda, chiede un adeguamento della remunerazione in linea con i livelli degli altri paesi.
Il condominio dove vive il pizzaiolo ha emanato un regolamento per regolare e contingentare le attività economiche nello stabile.
L’ente gestore del bosco ha circoscritto la quantità di legna che è possibile prelevare e ha imposto dei limiti di emissione del forno.
I clienti si lamentano che la pizza arriva fredda (e vorrei vedere…).

In altre parole, l’indisponibilità delle materie prime, l’aumento del livello del costo
del lavoro in Cina, le politiche restrittive di alcuni paesi, la crescente attenzione al servizio al cliente, ai temi ambientali e delle condizioni di lavoro ci sta costringendo a ripensare la catena del valore.

Tornando alla pizza per risolvere il problema potrei cominciare a valutare di riportare l’attività a casa mia (backshoring) oppure in un locale vicino (nearshoring) oppure in uno stabile qualche isolato più in là in cui conosco l’amministratore e so che non farà problemi (friendshoring).
Visto che ci sono, potrei trovare un operatore specializzato vicino casa che mi faccia farcitura e cottura della pizza insieme (backshoring e contestuale affidamento a terzi), magari con strumenti e tecnologie moderne.


Il Centro Studi Confindustria ha pubblicato uno studio del 2021 in cui risulta che quasi la metà delle aziende italiane che hanno almeno una parte della produzione all’estero o ha già rilocato la produzione o lo farà nei prossimi 3-5 anni
Inutile nascondersi: i recenti avvenimenti (guerre, pandemia, shock della domanda) hanno creato problemi enormi nelle catene di fornitura, ma questa situazione rappresenta anche un’opportunità importante.
Possiamo riportare una parte importante del valore in Italia e in Europa, incrementando sostenibilità, innovazione, produttività, circolarità.
L’Europa e l’Italia stanno lavorando per rafforzare le filiere strategiche e garantire gli approvvigionamenti di materi prime critiche.


Non perdiamo questa opportunità.