Avrete sicuramente sentito parlare di “sharing economy”, il modello economico e culturale che promuove il consumo consapevole e la razionalizzazione delle risorse, basato sulla condivisione piuttosto che sul possesso e abilitato da piattaforme tecnologiche.
Gli esempi sono molteplici e sono sotto i nostri occhi: con Airbnb si condivide un appartamento, con Enjoy un’autovettura e con il coworking gli spazi di lavoro.
E’ chiaro che questo trend è sempre più presente anche nelle catene di fornitura.
Pensate alla logistica: un settore dove i margini sono estremamente bassi e l’incubo dei trasportatori è quello di non lasciare inutilizzato nemmeno un centimetro quadrato di spazio e di evitare viaggi a vuoto.
Nel tempo numerosi sono stati gli investimenti per ottimizzare i percorsi e massimizzare i coefficienti di riempimento. La situazione è peggiorata per via dell’aumento dei carburanti, la scarsità di autisti, i tempi di attese nelle strutture portuali e alle frontiere.
“Uberizzare” la logistica significa quindi avere una piattaforma digitale che permetta l’incontro tra domanda e offerta dando la possibilità, in pochi secondi, tramite l’utilizzo di algoritmi AI, di selezionare il migliore servizio logistico, senza intermediari e contratti di lungo termine.
Uber e Amazon hanno già da tempo iniziato a investire ingenti risorse sul “digital freight matching”.
I vantaggi di questo approccio sono evidenti: ottimizzazione degli asset e riduzione dei costi di trasporto. In particolare, c’è un impatto positivo nella gestione dell’ultimo miglio, ossia la fase di trasporto dai magazzini intermedi al cliente finale, che rappresenta oltre un quarto del costo logistico.
E’ la fase meno efficiente dell’intero processo, quella coperta da una moltitudine di operatori.
Quale sarà quindi il futuro della logistica? Sicuramente ci sono ancora alcune questioni ancora da indirizzare (chi sarà responsabile se il servizio è in ritardo o non è all’altezza? Come sarà gestito lo scambio di documentazione richiesta dalle autorità?), ma le nuove tecnologie (blockchain, IoT) possono fornire la risposta.
Ancora una volta quindi l’evoluzione tecnologica è la chiave per sviluppare nuovi modelli, come vedremo nei prossimi articoli.
Maurizio Petronzi

