di Daniele Scudieri
Semmai aveste in mente di stilare una classifica degli argomenti maggiormente discussi nell’ultimo anno sappiate che sul podio un posto è già assegnato d’ufficio all’intelligenza artificiale.
Qualora nutriste dei dubbi su questa affermazione, un rapido giro su Google Trends fugherà definitamente ogni perplessità, rendendovi immediatamente consapevoli del fenomeno e della sua portata globale, e di come l’ingresso dell’AI nella “Hall of Fame” delle parole più ricercate della storia del web sia avvenuta con una rapidità che non trova precedenti.
Se l’intelligenza artificiale ha scalato in pochissimo tempo le vette dei motori di ricerca, in parallelo i timori che essa stessa genera stanno rapidamente occupando anche loro un posto di rispetto nella lista delle paure più comuni. Tra le quali chiaramente spicca quella di essere rimpiazzati in poco tempo dalla tecnologia e di perdere il proprio lavoro.
Se parliamo di paure, non possiamo non citare quella più diffusa tra il genere umano: la paura di volare.
Sarà proprio grazie all’aereo, e alle tecnologie che ogni giorno vengono utilizzate a bordo, che cercheremo di ridimensionare la paura, spesso irrazionale come quella che molti hanno del volo, sugli impatti dell’intelligenza artificiale nel contesto dei livelli occupazionali.
Ho promesso a Maurizio di essere non essere troppo prolisso quindi vado subito al sodo. Prendiamo il caso del classico volo di linea: il velivolo è ad inizio pista, la torre di controllo ha autorizzato il decollo, i piloti spingono le manette dei motori in avanti, la velocità sale gradualmente finchè un leggero movimento della cloche inizia a far alzare il muso.
Quella forza magica ed invisibile chiamata portanza farà il resto: i carrelli si staccano da terra ed in pochi secondi il nostro bel velivolo sarà già a 500 piedi di quota. Ecco, su per giù a questa altitudine entra in gioco il terzo pilota, che però non siede in cabina, bensì si trova (se avete il posto nelle prime file) proprio al di sotto della vostra poltrona. Sappiate che sarà lui ad avere il controllo del velivolo per il 98% del vostro viaggio tra le nuvole.
Sarà quindi lecito porsi una domanda: chi è costui?
E sarà altrettanto lecito riflettere su cosa facciano i due piloti che invece siedono nella cabina di pilotaggio, visto che il terzo si fa carico di quello che noi passeggeri pensiamo sia l’attività principale.
Alla prima domanda si può risponde in maniera abbastanza rapida: quel membro invisibile dell’equipaggio lo conosciamo tutti e risponde al nome di “pilota automatico”.
Concentriamoci invece sul ruolo dei piloti, che è l’aspetto più interessante della storia. Al di là dei panorami meravigliosi dei quali possono godere, nel corso della navigazione aerea si occupano di garantire quello che è l’aspetto fondamentale del volo: la sicurezza dei passeggeri.
E il livello di concentrazione su questa attività deve essere talmente alto che non ci si può preoccupare di tenere le mani sulla cloche e gli occhi puntati costantemente verso il cielo. C’è da comunicare con i controllori del traffico aereo, è necessario monitorare le condizioni meteo ed evitare aree turbolente, tenere sotto controllo i numerosi sistemi che permettono la navigazione. In parole povere, bisogna dedicarsi a quelle attività che definiremo ad alto valore aggiunto, demandando al pilota automatico quelle con minor impatto.
Il computer manovrerà l’aereo, il pilota governerà l’intero volo per garantirne la sicurezza.
Ecco questo paragone tra le attività di volo e l’intelligenza artificiale è molto utilie per iniziare a contenere i timori che genera in noi l’avvento dell’AI.
L’intelligenza artificiale nell’ambito lavorativo diventerà il nostro “pilota automatico”. Ci permetterà di concentrare le nostre risorse mentali verso quello che davvero conta per la nostra attività, ci farà scrollare di dosso lo stress delle attività ripetitive, spesso indispensabili ma che nei fatti esprimono pochissimo valore (se non addirittura nessuno…).
L’AI ci garantirà maggiore spazio per quell’aspetto qualitativo del nostro lavoro che a volte viene pregiudicato, specie nei momenti di maggiore carico.
Così come il pilota può concentrarsi appieno sul valore della sicurezza, noi, grazie all’AI, potremo dedicarci ad un valore altrettanto prezioso: quello della qualità e della riduzione drastica dell’errore, specie in contesti altamente operativi.
Concentrandoci quindi per un momento sulla paura dell’AI: è’ vero che l’intelligenza artificiale manderà in soffitta alcune attività rendendole di fatto obsolete, ma è altrettanto vero che, come nelle precedenti rivoluzioni tecnologiche, produrrà nuove professionalità, andando a catalizzare un processo di “reskilling” delle risorse che vedranno evolvere il loro ruolo all’interno del proprio contesto lavorativo.
L’intelligenza artificiale, cosi come il pilota automatico di un aeromobile, gestisce parte delle operazioni, ma quella che è la strategia, la visione di insieme e l’obiettivo finale saranno inestricabilmente appannaggio della mente umana.
Concludo con la speranza che questo articolo possa stimolare una riflessione sul mondo dell’AI e provare a ridimensionare quelle paure legate all’impatto dell’intelligenza artificiale sulla nostra vita professionale.
Se poi sono riuscito anche a rassicurarvi sulla vostra paura di volare beh…allora la soddisfazione è doppia!
Daniele Scudieri

