Vi siete mai chiesti come funziona una banca digitale?
Sono nuove realtà che si stanno affacciando prepotentemente sul mercato, tanto che il business sta crescendo ad un CAGR di oltre il 12% fino al 2030 (fonte: SNS Insider).
Una delle principali fonti di profitto per queste banche sono le “interchange fees”.
Quando diventate clienti di queste banche vi viene rilasciata una carta (fisica o virtuale) con la quale effettuare i pagamenti. La carta appartiene ad uno dei circuiti maggiormente conosciuti.
Felici di utilizzare la vostra nuova carta andate a comprarvi un vestito e spendete 100€: arrivati in cassa fate “tap” sul POS con la carta o attraverso lo smartphone e questo si collega alla banca del negoziante (merchant bank) che, tramite il circuito di riferimento, dialoga con la banca che ha emesso la carta (card issuer bank). Se tutto va bene, in pochi secondi la transazione viene autorizzata. Il negoziante però riceve meno denaro rispetto alla cifra che avete pagato, ipotizziamo 98€. Dove sono finiti i restanti due euro?
La parte più significativa della cifra è destinata alle interchanges fees (es. 1,5€) che sono corrisposte alla banca emittente per remunerare le proprie operations (cloud, sicurezza informatica, funzionamento della app, servizi antifrode, etc.). Il resto (es. 0,5€) alla banca del negoziante che gli fornisce il servizio.
Entrambe le banche poi (merchant e card issuer) utilizzano parte delle fee per riconoscere al circuito i costi per l’accesso alla rete, le elaborazioni e il regolamento delle transazioni (scheme fee).
Il modello di riferimento può cambiare (ad esempio ci sono operatori che sono contemporaneamente circuito ed emittenti), così come il valore delle fee (in Europa le interchanges fee hanno un cap per agevolare l’utilizzo delle carte), tuttavia il modello di riferimento resta lo stesso ed è estremamente remunerativo.

Le banche digitali hanno anche altre forme di ricavo come la remunerazione del capitale depositato, dai prestiti al consumo, alle commissioni sui prelievi all’ATM per arrivare ai prodotti di risparmio.
Insomma la digitalizzazione, come spesso succede, ha reso più semplice accedere a modelli di business che tradizionalmente avevano forti barriere all’ingresso.
Maurizio Petronzi

