Metaverso (for dummies)

Daniele Scudieri, Maurizio Petronzi, CDP, Metaverso, Cassa Depositi e Prestiti, OPScogito, Operations

Chissà cosa avrà pensato Neal Stephenson, autore di “Snow Crash”, quando nell’ottobre del 2021 Mark Zuckerberg annunciò nel corso di “Connect”, la tradizionale conferenza annuale di Facebook, la nascita del Metaverso.

Perché, a differenza di quanto si potrebbe credere, questo termine, ormai parte integrante del linguaggio comune, non è stato ideato dal fondatore del social network più famoso al mondo. Il concetto di “metaverso” fu infatti coniato dal genio visionario di Stephenson nel 1992, per descrivere un universo digitale parallelo e distopico nel quale è ambientato gran parte del suo celebre romanzo.

C’è dire che “Snow Crash” non ha anticipato di un trentennio solo un mondo parallelo, ma la sua portata profetica è estremamente ampia, tanto da prefigurare gran parte delle dinamiche sociali, economiche e tecnologiche che oggigiorno il mondo intero affronta quotidianamente. Se non lo avete ancora letto il mio consiglio è quello di procurarvene una copia.

Ma torniamo ora al Metaverso, non quello dell’opera letteraria, bensì alla visione che il papà di Facebook ha relativamente a questa tecnologia. A cosa servirà realmente?

Secondo Zuckerberg, non sarà un semplice spazio per attività di intrattenimento alla stregua di un qualsiasi social network, ma un vero e proprio ambiente dove si potrà lavorare, socializzare, imparare, dedicarsi ad attività fisiche e fare acquisti. L’idea di fondo è quella di creare una dimensione alternativa che non vada a sostituirsi a quella reale bensì che integri il mondo fisico con quello digitale, garantendo una maggiore produttività in ambito lavorativo, grazie a riunioni e incontri virtuali immersivi e aprendo la strada a nuove forme di economia digitale. Il tutto grazie al ricorso a visori con tecnologia VR e AR.

E’ bene sottolineare che non è la prima volta che si sperimenta la creazione di un universo digitale parallelo. Chi, come il sottoscritto, ha avuto la fortuna di vivere l’inizio del millennio e l’avvento delle prime (e costosissime) connessioni broadband non potrà non ricordare “Second Life”, la prima vera esperienza di trasposizione della vita reale in un mondo virtuale. Ebbe un picco effimero di successo, dovuto principalmente all’entusiasmo e alla curiosità degli utenti, banalmente perché non era ancora, come si dice in gergo, “Time to Market” e la tecnologia di allora non garantiva una user experience degna di nota.

Ora però i tempi sembrano maturi, e quello che fino a poco tempo fa era considerato lo scoglio principale per la mass adoption, ossia la facile portabilità dei visori nella vita quotidiana, è quasi superato: appena qualche settimana fa, Meta – il nuovo nome della società che detiene Facebook, Instagram e Whatsapp – ha presentato il prototipo degli “Orion”, una tipologia di smart glasses del tutto simili per dimensioni e peso a un comunissimo paio di occhiali. Con il passaggio dagli ingombranti visori a dei device weareables la svolta è assicurata.

Per concludere, siamo agli albori di un nuovo paradigma digitale e, soprattutto, di un mercato emergente. Secondo le stime di McKinsey, entro il 2030 il Metaverso muoverà un business di oltre 5 trilioni di dollari. Sarà interessante osservare i nuovi modelli di business che ne deriveranno.

Se vorrete seguirmi nelle prossime puntate parleremo, in modo più approfondito, delle potenzialità del Metaverso in diversi campi, compreso quello delle Operations.

Daniele Scudieri