…..o in altre parole: l’efficienza non fa risparmiare

Il contatore
Aprile 2026. Uber scopre che il budget annuale per gli strumenti di intelligenza artificiale è finito. In quattro mesi. Cinquemila ingegneri avevano adottato gli agenti di coding più in fretta di qualsiasi previsione: dal 32% all’84% in poche settimane, fino a duemila dollari al mese a persona.
Il punto non è la cifra. È che nessuno stava sbagliando niente. Gli strumenti funzionavano, gli ingegneri li usavano per ciò per cui erano stati progettati, l’azienda incoraggiava l’adozione. Il budget non è saltato per un errore. È saltato perché tutto andava bene.
Il ritmo non era sostenibile. A giugno è arrivato un tetto di spesa, millecinquecento dollari al mese a testa, con una dashboard per tenere d’occhio i consumi. Un’azienda costretta a razionare l’efficienza. Chi pensa che sia un incidente di percorso non ha letto un libro pubblicato a Londra nel 1865.
1865
William Stanley Jevons, economista, osserva una cosa strana: il motore di Watt consuma molto meno carbone dei precedenti, eppure il consumo di carbone in Inghilterra non scende. Esplode. Il motivo, scrive, è che l’efficienza rende il vapore conveniente ovunque — e dove prima c’era un motore, ora ce ne sono cento.
Da allora la storia si ripete con una puntualità quasi comica. L’elettricità è diventata centinaia di migliaia di volte più economica in due secoli; non abbiamo risparmiato sulla luce, abbiamo illuminato tutto e ne abbiamo moltiplicato l’utilizzo, consumandone migliaia di volte di più. Ogni corsia aggiunta a un’autostrada per fluidificare il traffico genera nuovo traffico in proporzione. Il cloud doveva far risparmiare sui data center: ha funzionato così bene che è nata una disciplina apposta, il FinOps, per contenere la bolletta.
Centosessant’anni di evidenza, sempre la stessa: quando il costo di una risorsa crolla, la domanda non resta ferma ad applaudire. Si sveglia.
Il meccanismo
Il codice, a Uber, non costava troppo. Costava troppo poco. Quando il costo marginale di scrivere software crolla, ogni idea rimasta nel cassetto perché “non ne vale la pena” improvvisamente ne vale la pena: il refactoring rimandato da anni, i test mai scritti, il prototipo che nessuno avrebbe autorizzato. La domanda di codice non era piccola. Era compressa.
Ma c’è un secondo effetto, meno raccontato. Il COO di Uber lo ha ammesso senza giri di parole: è difficile tracciare una linea tra tutto quel consumo di AI e le funzionalità effettivamente arrivate ai clienti. L’abbondanza produce anche questo — codice che nessuno manterrà, analisi mai lette, e una cartella piena di prototipi morti. Quando produrre non costa quasi niente, il costo si sposta: dal fare allo scegliere.
Il copione sbagliato
Intanto, nei piani industriali di mezzo mondo, l’AI abita ancora una slide intitolata “efficientamento”. Riduzione dei costi, saving atteso, payback a diciotto mesi. È il copione scritto per un’altra tecnologia — per i gestionali, per l’outsourcing, per le macchine che fanno la stessa cosa di prima spendendo meno.
L’AI fa un’altra cosa: abbassa il prezzo di ciò che desideri, e il desiderio se ne accorge. Chi la pianifica come un progetto di risparmio si prepara alla domanda sbagliata.
Il campanello
Il carbone ha costruito un secolo. La luce ne ha illuminato un altro. Il consumo di intelligenza artificiale crescerà comunque, che lo pianifichiate o no: centosessant’anni di storia non lasciano spazio al dubbio.
Con l’energia, alla fine, l’abbiamo imparato. La luce costa quasi niente, eppure la spegniamo uscendo da una stanza — non per il risparmio, ma perché illuminare una stanza vuota non serve a nessuno. L’auto è nel box e i motori consumano sempre meno, eppure per il giornale sotto casa si scende a piedi — non per risparmiare, ma perché prendere l’auto per duecento metri non ha senso. Non è austerità: è aver capito, dopo qualche decennio di sprechi, che l’abbondanza non toglie il dovere di scegliere. Lo raddoppia.
Il conto di Uber sembra dire il contrario — che il codice costa un patrimonio. Ma è la stessa aritmetica della bolletta: nessuna lampadina è mai stata cara, care sono le mille lampadine che nessuno spegne. Ogni singola riga di codice generata costa centesimi; è proprio per questo che se ne generano milioni, anche quando non servono. Il patrimonio non lo spendi perché lo strumento è costoso. Lo spendi perché è troppo conveniente per fermarsi.
L’efficienza non fa risparmiare. Sposta la fatica: da produrre a decidere cosa vale la pena produrre. E per quello, la corsia preferenziale non esiste ancora.

